Tutte le storie d’amore hanno una colonna sonora, una canzone che le definisce. Alla nascita, all’apice della passione, alla fine, dopo la fine.

Il percorso va da un’euforica Kylie Minogue che strilla “I just can’t get you out of my head” in mezzo a una pista da ballo, all’agonia di Kurt Cobain che rantola “Where did you sleep last night”. Per finire con “Dig, Lazarus, Dig”, e Nick Cave cinico quanto basta per ricordarci che dai buchi neri si entra ed esce più volte nella vita. E si risorge comunque.

Relazioni a parte, il gioco di oggi è attribuire a tutti - e tutto - un genere musicale. Ricordate quella trasmissione in cui si parlava di lento vs. rock? Si può fare di meglio.

Per intenderci:

Nick Hornby è brit pop anche se ascolta soul, Oscar Wilde è glam rock e Jane Austen è Tori Amos anche se sono morti da un sacco di tempo. Per non dire che mi sono arenata sugli scrittori inglesi, Francesco Totti è Beach Boys anche se ascolterà Eros Ramazzotti.

Fabio Volo è bossa nova.

Fabrizio Corona è dance music rumena.

Batman è techno minimale mentre Joker è electroclash.

Robin è una canzone di Elton John.

L’Ikea è un carillon da film dell’orrore.

Le code in autostrada hanno il suono di un bambino che piange sul sedile posteriore.